|
|
12月31日
|
A tutte le persone del mondo, un grande augurio per un 2008 all'insegna di gioia, serenità, felicità ed un auspicio affinchè questo nuovo anno veda tutti i nostri sogni realizzarsi.
Dome-International
|

|
12月28日
|
Ieri pomerigio, facendo zapping, ho appreso da un'edizione speciale del TG, la notizia della morte di Benazir Bhutto a Rawalpindi in Pakistan.
Imposibile esprimere il mio stato d'animo, soprattutto in queste giornate di festa, giornate che dovrebbero rievocare speranza, pace mentre ancora una volta si sente parlare di tragici attentati; attentati, come in questo caso, non solo alla vita delle persone, ma anche alla democrazia, alla vita dei popoli, all'umanità.
Per chi non la conoscesse, Benazir Bhutto è stata la prima donna alla guida di un paese musulmano; era (permettetemi) "La" leader del Partito Popolare Pachistano (PPP) con il quale già due volte aveva vinto le elezioni, per ben due volte è stata esiliata, ed infine, nonostante ciò, determinata a ricandidarsi per le presidenziali di Gennaio.
I Bhutto, come i Ghandi in India ed i Kennedy in USA, sono una delle grandi dinastie politiche del mondo. E forse proprio come ogni altra grande dinastia, il suo destino era già scritto da qualche parte. Si, perchè anche suo padre, Zulfiqar Ali Bhutto, aveva guidato il Pachistan e come lei anch'egli venne ucciso. Zulfiqar venne infatti deposto con il colpo di stato del 1977 da parte del generale Muhammad Zia-ul-Haq e giustiziato per impiccagione nel 1979.
Benazir era tornata in Pachistan lo scorso 18 ottobre, dopo aver trascorso quasi otto anni di esilio a Londra e, proprio il giorno del suo rientro aveva subito un attentato dal quale miracolosamente ne uscì illesa. Nella sua prima comparsa davanti al suo popolo aveva dichiarato:
“Torno per cambiare questo Paese, per favorire la riconciliazione dei valori dell’islam affinché l’islam moderato e moderno emargini gli estremisti religiosi, riporti i militari dalla politica nelle loro caserme, tratti tutti i cittadini e specialmente le donne con parità e pienezza di diritti”.
Lotta al terrorismo, ritorno al regime democratico, ripresa dei valori dell'islam moderato e maggiore emancipazione delle donne erano i suoi obiettivi, i suoi sogni. I sogni della donna più forte del mondo; i sogni della prima donna che ha osato "sfidare" i princìpi rigidi della religione di un Paese maschilista e patriarcale; i sogni di una donna che a 54 anni aveva ancora molti progetti per il suo avvenire e quello del suo popolo. Stamattina l'ultimo saluto.
Nell'anno più caldo e delicato in sessant'anni di storia del Pakistan, mi auspico che l'addio a Benazir non sia anche l' addio alla democrazia per il popolo pachistano; che la sua morte non sia anche la fine della lotta al terrorismo, che non contribuisca ad aumentare le tensioni politiche e diplomatiche; ed infine, quello che più spero è che la sua vita, le sue gesta, il suo coraggio, la sua determinazione siano da stereotipo per tutte le donne musulmane, affinchè anch'esse possano prendere coscienza e rivendicare i propri diritti.
Dome_International
Per saperne di più fai click sui nomi colorati e sottolineati x accedere ai contenuti di Wikipedia. | 12月23日
 

|
Auguri di un lieto e felice Natale a tutti voi!
Dome-International |
| 12月17日
|
17 Dicenbre 2007 ore 14.15: sono a tavola, pranzo con la mia famiglia e vedo le notizie del TG scorrere. Fra le ultime sulla politica interna, gli aggiornamenti meteo ed il gossip c'è anche lo spazio per un triste servizio che ricorda quanto continua ad accadere in un'altra parte del mondo.
Si parla del Messico, della sua quarta città, Ciudad Juàrez al confine con gli USA, famosa negli anni sessanta per essere stato il luogo in cui la Loren e Carlo Ponti risolsero la loro crisi coniugale.
Famosa anche perchè col trattato nordamericano di libero scambio (NAFTA) è stato in parte possibile portare lavoro sul territorio messicano e arginare il fenomeno dell'immigrazione clandestina verso gli USA.
Negli anni seguenti si sono stabilite infatti molte maquiladoras (imprese che assemblano ed esportano per le grosse multinazionali) e molte persone, soprattutto donne, si sono trasferite dalle altre città messicane e da altri Paesi dell'America Latina alla ricerca disperata di un'occupazione. Ma, soprattutto, negli anni seguenti, e ancora adesso che scrivo questo post, Ciudad Juarez si è trasformata per queste donne nella città della morte e chi ha visto il film "Bordertown" con Jennifer Lopez, uscito nelle sale lo scorso febbraio, saprà già cosa sto per introdurre.
Nei dintorni della città finora sono stati ritrovati oltre 450 cadaveri di donne fra i 15 ed i 25 anni che prima di essere ammazzate hanno subito sevizie, violenze sessuali, e quant'altro di disgustoso e abominevole si può intuire. Spesso il viso appare massacrato e irriconoscibile e in alcuni casi il corpo bruciato e mutilato. Molte tra le queste ragazze erano arrivate a Ciudad Juarez con la speranza di essere assunte come operaie, con la speranza di guadagnare per dieci ore di lavoro quei 4 $ USA al giorno che sembravano comunque meglio della povertà e dell’isolamento in cui vivevano nei loro villaggi.
Non c'è ancora un perchè preciso dietro queste morti: c'è chi sostiene la pista del traffico d'organi, chi riconduce il tutto all'arretratezza culturala della popolazione locale, chi sostiene la pista dello sfruttamento della prostituzione e chi infine riconduce addirittura tutto ciò all'operato di un serial killer! Una cosa è però certa: tutto questo avviene nella più totale indifferenza delle istituzioni e delle autorità locali.
Le maquiladoras malgrado tutti i vantaggi derivanti dal trattato (fiscali, infrastrutture moderne e gratuite, salari bassi) non partecipano in nessun modo allo sviluppo della città, tanto che il 20% della popolazione non ha ancora un accesso diretto all’acqua potabile.
Attraverso Ciudad Juárez transita l’80% della cocaina proveniente dalla Colombia e destinata al mercato americano e in cui più di 500 bande di strada si dedicano ad attività criminali di ogni genere, spesso imponendo lo stupro e l'omicidio di una giovane ragazza come rito di iniziazione ai nuovi membri del gruppo. In questa città, in cui il predominio maschile caratterizza ogni livello dell’organizzazione sociale, la violenza verso le donne si esprime tanto nell’ambiente domestico quanto in quello lavorativo, creando un facile contesto per gli assassini che possono contare sull’indifferenza assoluta della Polizia locale. Così, omicidio dopo omicidio Ciudad Juárez è diventato per le donne il luogo più pericoloso del mondo, soprattutto da quando, a partire dal 2001, con il moltiplicarsi delle inchieste di organismi internazionali i corpi delle vittime violentate e strangolate hanno cominciato a scomparire nel nulla.
Polizia, magistratura, governo locale e federale minimizzano il numero di omicidi. Il governo messicano stima il numero delle possibili vittime in un massimo di 800 ma secondo l'osservatorio ONU e le ONG che operano sul campo, il numero delle vittime potrebbe essere compreso fra le 2000 e le 3000 donne!
Ecco cosa sono le "croci rosa": sono una distesa di croci che invadono i cimiteri, sono le croci che portano il nome delle vittime ritrovate finora, sono giovani vite spezzate, sono le croci che portano le mamme nella battaglia per la verità, sono le croci che non ci sono per i cadaveri non ancora recuperati, sono le croci che pesano su chi può ma non vuol fare qualcosa.
Mi chiedo: può un trattato internazionale che si prodiga per lo sviluppo di un Paese, calpestare al contempo la dignità di una persona? Può un governo restare immobile di fronte la morte di così tante giovani vittime? Può un governo infischiarsene dell'opinione pubblica mondiale? Come si può stuprare ed uccidere una donna che insegue la speranza di una vita miglore? Come possiamo noi esseri umani arrivare a essere tanto crudeli ed efferati? Quando, soprattutto, riusciremo a prendere coscienza delle nostre responsabilità e ripartire per un mondo migliore?
Dome_International
| 12月14日
|
A distanza di due anni dalla bocciatura della Costituzione europea nei referendum di Francia e Olanda, e dopo una parentesi di stallo in fase di negoziati, finalmente Giovedì 13 Dicembre, i leader dei “Ventisette” hanno firmato il nuovo Trattato istituzionale dell’UE.
Redatto dalla Conferenza intergovernativa nel summit del 18 ottobre nella capitale portoghese, il nuovo Trattato di Lisbona dovrà essere ratificato definitivamente dai singoli parlamenti nazionali, tranne in Irlanda dove si terrà un referendum, per poi entrare in vigore nel 2009, in coincidenza con le elezioni del Parlamento europeo e la nomina del nuovo esecutivo comunitario.
Questo nuovo trattato non va a sostituire i precedenti, bensì li integra
Fra le le novità vi sono le nuove figure del Presidente del Consiglio europeo, eletto per due anni e mezzo (attualmente il Pres. del Consiglio è, per rotazione semestrale, un capo di Stato o di Governo di un Paese membro), e dell’Alto rappresentate dell’Unione per la politica estera e di sicurezza comune, con il doppio ruolo di vicepresidente della Commissione europea. La nuova figura, sostituisce il commissario Ue per le Relazioni esterne, e dà ai Paesi membri un’unica linea guida in materia di relazioni internazionali e diplomatiche. Viene anche esteso il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio in molte materie, per superare il potere di veto di ogni singolo Stato membro, anche su materie giudiziarie e di polizia, anche se Gran Bretagna e Irlanda hanno ottenuto la possibilità di non applicare le decisioni europee in questi settori. Maggiori poteri di controllo e decisionali sono previsti anche per il Parlamento.
Parte integrante del nuovo trattato sono infine le libertà e i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che diventano finalmente vincolanti.
Che dire di tutto ciò? Roba da far sognare i “padri fondatori”! Schumann, Adenauer, Churchill, De Gasperi, Hallstein, Spaak, Monnet e Spinelli sarebbero fieri dei loro successori che con la stessa tenacia e lo stesso coraggio inseguono il sogno di un’ Europa unita: sotto un unico governo in un unico popolo.
Dome_International
Per saoerne di più:
-------> Home Page Trattato di Lisbona
-------> Visualizza il Trattato e l' atto finale
| 12月12日
|
Quest'oggi ho deciso di deviare leggermente le trattazioni abitudinali del mio blog. Ho deciso di occuparmi anche di filisofia ricollegandola sempre allo scenario politico internazionale, in particolare alla crisi di identità della diplomazia.
Riprendo il dualismo della battuta "To be or not to be" che introduce il monologo del principe Amleto; ma la riprendo non nel suo significato originale, essere=vivere non essere=morire, bensì nel significato di essere = agire non essere = non agire, o più semplicemente prendere o non prender una posizione o una decisione.
Vorrei anzitutto introdurre l'uso del concetto filosofico di "essere".
Possiamo definire l'essere, sinteticamente, tutto ciò che può essere oggetto dei nostri sensi, del nostro pensiero e delle nostre azioni; è fictio mentis. Essere è dunque tutto ciò che percepiamo emotivamente; è il nostro carattere, le nostre abitudini. Viene principalmente usato con tre significati:
1. Esistenza: per esprimere che una certa cosa esiste; ad esempio, "noi siamo",
2. Identità: l'appartenenza di un qualcosa o di un qualcuno ad un ceppo, ad una etnia, ad una classe sociale, ad una famiglia, ad esempio "i francesi sono gli abitanti della Francia".
3. Predicazione: per esprimere una proprietà di un certo oggetto; ad esempio "la mela è rossa".
Ma è ai primi 2 concetti che vorrei appogiarmi. E' proprio sulla base dei concetti di esistenza e di identità che noi svolgiamo quotidianamente le nostre azioni. E' al concetto di identità che ci riferiamo quando diciamo chi siamo. E' a questo concetto che ci rapportiamo quando pensiamo a ciò che vogliamo, o che vorremmo che fosse.
Ma, ahimé......this is the question: più passa il tempo più il concetto di identità si disperde; più si disperde il concetto di identità più non sappiamo cosa vogliamo; più non sappiamo cosa vogliamo meno siamo in grado di prendere decisioni.
E sta qui il problema! Il non essere in grado di prendere le giuste decisioni in un contesto globale, che ci vuole sempre più interdipendenti, porta inesorabilmente al caos. Questo è gia realtà, realtà per ora circoscritta a particolari aree "calde" del mondo: mi riferisco nello specifico al caso del Kosovo, del Libano ed al caso della crisi arabo-palestinese, alla crisi nucleare iraniana, ecc. Crisi che perdurano da tempo, crisi intrappolate in processi open-ended, a cui la diplomazia internazionale non riesce a porre rimedio.
Potremmo quindi epilogare che la diplomazia attuale "non è": guarda impotente alle crisi dell' umanità, è impossibilitata a prendere una decisione definitiva e giusta per tutti, dunque non è capace di agire. Questo proprio a causa di una crisi collettiva di identità che impedisce la pianificazione degli obiettivi per il futuro dell'umanità.
La diplomazia potrà "essere" solo quando saprà dare certezze.
Ma tutto ciò passa attraverso il singolo individuo: dunque la diplomazia "sarà" solo quando il singolo comincerà ad essere, quando comincerà a prendere coscienza di quella "identità" che lo guiderà nella scelta degli obiettivi e delle decsioni: identità che inevitalbimente chiameremo "identità globale".
Dome-international | 12月10日 Proprio oggi che ricorre l'anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti umani, e proprio in questi giorni in cui il Dalai Lama è in visita (non ufficiale) nel nostro Paese, mi sembra giusto dedicare questo post e spendere due parole in favore della causa Tibetana e della sua guida spirituale.
Il Dalai Lama, per chi non lo conscesse, [...] è la massima autorità spirituale della scuola Gelug del Buddhismo Tibetano ed è il capo del governo tibetano in esilio. La parola "lama" significa maestro spirituale. Il titolo onorifico di Dalai (Tibetano Tale'i: oceano) fu attribuito dal capo mongolo Altan Khan a Sonam Gyatso nel XVI secolo. Quest'ultimo era abate del monastero di Drepung (presso Lhasa) e figura influente della scuola buddista tibetana Gelugpa. "Dalai Lama" sarebbe dunque traducibile come "Maestro-oceanico", o "Oceano di saggezza"[...]. L'attuale Dalai Lama è Tenzin Gyatso, Premio Nobel per la pace nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina, nato nel 1935 e residente in esilio in India dal 1959 in seguito all'occupazione cinese del Tibet del 1949 - 1951. Come già accennavo egli è anche il capo del Governo tibetano, che ha sede dal 1959 a Masūrī in India, in quanto a seguito dell'occupazione cinese del Tibet, venne dichiarato illegale da parte della Repubblica popolare cinese e costretto all'esilio. E' dal 1950, dall'invasione cinese, che il popolo tibetano sta subendo un vero e proprio genocidio: non esistono diritti civili, chi viene trovato con la foto del Dalai Lama e' condannato a morte, chi lo nomina viene torturato, messo in carcere e quando esce dal carcere solitamente muore in circostanze misteriose prima di arrivare a casa. E tutto questo perchè all'epoca il governo cinese e l'asse orientale ritennero opportuno l'installazione di una serie di basi missilistiche che tutt'oggi vengono mantenute nonostante la guerra fredda sia finita da un pezzo!! Il popolo tibetano è un popolo pacifico in conformità con i propri principi religiosi. E' un popolo pacifico che subisce il pugno di ferro della Cina e l'indifferenza del mondo sorridendo e soffrendo in silenzio. E' per questo che da cinquant'anni il governo tibetano in esilio, o meglio l' Amministrazione centrale tibetana (CTA), si batte per chiedere l'indipendenza e l'autonomia del proprio Paese. Sono quasi cinquant'anni che il Dalai Lama porta avanti le sue lotte per difendere il diritto all'autodeterminazione del popolo tibetano, principio di jus cogens di diritto internazionale. Ma Pechino non sente ragioni e minaccia, punisce e ricatta, e non solo gli stessi tibetani, ma anche i Paesi che osano tendergli la mano. Ed è questo il fatto più increscioso. il fatto più increscioso è che l'intera comunità internazionale cede al diktat cinese. Basti pensare al fatto che l'Amministrazione centrale tibetana, in qualità di governo in esilio ed in qualità di movimento per l'autonomia nazionale, godrebbe secondo il diritto internazionale di una serie di prerogative di cui ancora non dispone, come un seggio da osservatore presso le Nazioni Unite, ed il diritto dei suoi dirigenti o rappresentanti ad essere ricevuti in forma ufficiale dagli altri Paesi. Basta poi osservare cosa sta avvenendo in questi giorni qui da noi, con l'ambasciatore cinese, Dong Jinyi, che protesta formalmente al governo esprimendo tutta l'irritazione del popolo cinese per le iniziative torinesi. Già, perchè il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, conferirà la prossima domenica (16 dicembre) la cittadinanza onoraria al Dalai Lama, sfidando il diktat cinese. Ed infine basti pensare al caso di Berlino, dove il ricevimento ufficiale del Dalai Lama ha causato la cancellazione di un appalto tedesco in cina con la conseguente perdita della Germania di qualche decina di miliardi di euro!!
A mio avviso bisognerebbe essere, in questi casi, tutti dei Merkel o dei Chiamparino. Bisognerebbe non cedere ai ricatti, mettere in risalto, ricordarsi e far ricordare che ancora oggi, in qualche angolo nel mondo esistono schiavitù e sofferenza. Solo così, un giorno, saremo i veri titolari dei nostri diritti. Dome_International 12月8日   Sono passati quasi sessant'anni da quel 10 dicembre 1948 quando in seno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite venne adottata la c.d. Dichiarazione Universale dei diritti Umani. 30 Articoli. 30 semplici articoli che non rappresentano valori altissimi da contemplare, bensì schietti principi che garantiscono la tutela dei diritti sociali, culturali, civili, politici, economici, ed alle pari opportunità di ciascun individuo. Di ciascuno di noi. I diritti umani sono indivisibili, interconnessi ed interdipendenti  Essi sono il nome dei bisogni umani vitali, materiali e spirituali e come tali costituiscono un insieme di obiettivi concreti che devono guidare la politica a tutti i livelli, dalla politica locale a quella internazionale, dalle nostre case fino all' ONU. Tali diritti costituiscono il nucleo centrale della legalità in un mondo alla ricerca affannosa di una governabilità sostenibile. La legittimazione dell’agire delle classi governanti si gioca sul terreno della loro coerenza con il paradigma dei diritti umani. Come Nelson Mandela afferma, [...] abbiamo dunque la responsabilità sociale di sviluppare una nuova cultura politica basata sui diritti umani. Insieme abbiamo il dovere di denunciare e contrastare le grandi e piccole violazioni dei diritti umani richiamando le istituzioni e i governi a rispettare i loro impegni e responsabilità. Dopo aver a lungo affermato che “un altro mondo è possibile” è venuto il tempo di progettare una nuova e fortemente incisiva presenza della società civile internazionale all’insegna del motto “Tutti i diritti umani per tutti”. [...] Ecco perchè credo che in giornate particolari come queste l'attenzione non può non essere rivolta agli individui ed alle popolazioni che adesso, in questo istante, continuano a subire perpetrate violazioni di tali principi; nonchè a tutti gli individui e popoli che di recente ed in passato (anche prima dell'adozione di tale Dichiarazione) sono stati oggetto di violenze, torture, genocidi, migrazioni forzate, ecc., ecc., ecc. Mi riferisco in scala macroscopica ai popoli del Darfur, del Sudan, della Birmania che vedono quotidianamente calpestati tali diritti, che quotidianamente vedono i propri familialiari, i parenti, i propri vicini di casa, gli amici essere arrestati, torturati, mutilati e magari uccisi; mi riferisco a quei popoli dei cinque continenti che quotidianamente vivono il terrore della guerra (anche la pace è un diritto universale dei popoli e degli individui), ai bambini che muoiono per denutrizione, alle centinaia di persone che nel sfuggire a tutto ciò intraprendono viaggi che qualcuno chiama "della speranza" alla ricerca di un lavoro, di una casa e di una vita migliore e che spesso sono costretti ad indebitarsi o a ridursi in schiavitù per ripagare il debito alle organizzazioni criminose che organizzano tali viaggi della speranza e per dimostrare ciò basta solo pensare al fenomeno dello sfruttamento della prostituzione o all'espianto forzato di alcuni organi (di cui per fortuna(!?) non se ne sente più tanto parlare ultimamente attraverso i media); mi riferisco infine ai popoli del Ruanda, della Bosnia Erzegovina e a tutti quelli che come loro probabilmente non sapevano cosa fossero i diritti umani e probabilmente non conoscevano nè l'Onu nè parte della Comunità internazionale considerato il fallimento di quest'ultime nell' impedire quello che poi si è trasformato in un genocidio costato la vita ad 800.000 persone nel caso del Ruanda e 200.000 nel caso della Bosnia. Tuttavia queste violazioni non si consumano esclusivamente in quella che ho definito scala macroscopica. Intendo dire che a violazioni gravi dei diritti umani assistiamo quotidianamente anche nelle nostre città, nella società con cui quotidianamente ci rapportiamo direttamente: è il caso delle violenze e degli abusi sulle donne e sui bambini; è il caso della povertà - sconosciuta per noi! - di molti nostri concittadini che a causa di mancanza di occupazione o redditi estremamente bassi stentano ad arrivare a fine mese, e spesso si riducono a fare i "clochard". Tutto questo si concretizza dunque anche in scala microscopica e la maggior parte delle volte davanti a noi, senza rendercene conto. Credo perciò che sia anche necessario sfruttare queste giornate per richiamare l'attenzione dei nostri governanti nonchè dell'intera comunità internazionale affinchè mettano in agenda un impegno concreto atto a porre fine a tali violazioni e ad impedire che esse possano ripetersi. E' questa una maniera degna di festeggiare l'anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani. by Dome_International __________________________________________________________________________________________________________ Appuntamenti: MILANO: FIACCOLATA DI AMNESTY INTERNATIONAL PER IL 59°ANNIVERSARIO DELLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI UMANI In occasione del [...] 59esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Amnesty International celebra questa importante ricorrenza invitando la popolazione a una fiaccolata che percorra le strade di Milano. Attraverso questo originale 'compleanno', Amnesty si e vi propone di contribuire a far brillare un documento irrinunciabile, imponente affermazione dell'inviolabilità dei diritti dell'uomo, troppo spesso ancora disatteso. Il percorso della fiaccolata rappresenta la volontà di far conoscere la Dichiarazione: unendovi a noi, potrete contribuire a portare ovunque la Dichiarazione 'indossandone' gli articoli. All'arrivo, trenta palloncini colorati ci ricorderanno i trenta articoli della Dichiarazione: un auspicio che la Dichiarazione voli, libera, verso ogni parte del mondo. Amnesty sarà presente anche con un banchetto informativo, con petizioni relative alla campagna Cina. Fiaccolata per il 59° anniversario dichiarazione diritti umani 10 dicembre 2007 ore 18:00 (Durata: 2 ore) Milano - Piazza San Babila Per maggiori informazioni: Amnesty International Circoscrizione Lombardia 02 72003901 http://www.amnestylombardia.it __________________________________________________________________________________________________________ Hanno detto: "E 'nostro dovere fare in modo che questi diritti siano realtà viva [...] che essi siano conosciuti, compresi e goduti da tutti, ovunque. Spesso coloro che hanno più bisogno di protezione dei loro diritti umani, hanno anche bisogno di essere informati del fatto che la Dichiarazione esiste [...] e che esiste per loro".
Ban Ki-moon - Segretario Generale Nazioni Unite "E' difficile immaginare oggi il fondamentale cambiamento introdotto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani quando è stata adottata sessanta anni fa. In un dopoguerra segnato dall'Olocausto, in un mondo diviso per il colonialismo e turbato dalla disuguaglianza, una carta che definisce il primo globale e solenne impegno per il rispetto della dignità e dell' uguaglianza di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal colore, dalla religione o di origine, è stato una grande e audace impresa." Louise Arbour - Alto Commissario Onu per i diritti umani ___________________________________________________________________________________________________________ DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO Preambolo Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo; Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo; Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione; Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni; Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà; Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni, L'ASSEMBLEA GENERALE proclama LA PRESENTE DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.
DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI
Articolo 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. Articolo 2 1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. 2) Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico internazionale del paese o del territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità. Articolo 3 Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona. Articolo 4 Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma. Articolo 5 Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti. Articolo 6 Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica. Articolo 7 Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione. Articolo 8 Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge. Articolo 9 Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato. Articolo 10 Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri nonché della fondatezza di ogni accusa penale gli venga rivolta. Articolo 11 1) Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa. 2) Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà deI pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso. Articolo 12 Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni. Articolo 13 1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2) Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese. Articolo 14 1 ) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. 2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite. Articolo 15 1) Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza. 2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza. Articolo 16 1) Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento. 2) Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi. 3) La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato. Articolo 17 1) Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri. 2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà. Articolo 18 Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti. Articolo 19 Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere. Articolo 20 Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica. 2) Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione. Articolo 21 1) Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti. 2) Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese. 3) La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve sere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione. Articolo 22 Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità. Articolo 23 1) Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione. 2) Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro. 3) Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale. 4) Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi. Articolo 24 Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite. Articolo 25 1) Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà. 2) La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale. Articolo 26 1 ) Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito. 2) L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. 3) I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli. Articolo 27 1) Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici. 2) Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore. Articolo 28 Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati. Articolo 29 1 ) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità. 2) Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica. 3) Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite. Articolo 30 Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati. 12月4日
|
|
Diciamo BASTA a coloro che speculano sulla morte e le disgrazie altrui!!!
Il popolare conduttore dello "Zoo" di Radio 105 Marco Mazzoli (nella foto) ha organizzato una petizione contro la messa in commercio della linea di abbigliamento "RomJeans" di Marco Ahmetovic e pubblicizzata dal suo agente Alessio Sundas. Se anke tu sei d'accordo che speculazioni commerciali su tragici fatti (si parla della morte di 4 ragazzi!!) sono da proibire moralmente e giuridicamente, aderisci alla petizione ed apponi la tua firma cliccando sul link sottostante. Servono almeno 50.000 firme per fermare tutti coloro che speculano sulle disgrazie altrui; lo stesso Marco Mazzoli e gli altri dello Zoo provvederanno alla consegna delle firme in parlamento.
- --------------------> Marco Mazzoli Blog <------------------------- |
|