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日志


4月27日

...Nient'altro che noi

 

P27-04-08_17.10[1]Ciao Amore,

Questa canzone vorrei dedicarla a te, per ringraziarti del magnifico pomeriggio appena trascorso, per le giornate  ricche di gioia, felicità e amore che abbiamo vissuto e che vivremo, per tutto ciò che abbiamo fatto e ciò che faremo, insieme, perché ormai la mia mente è già proiettata al futuro, e non fa altro che pensare a Noi… nient’altro che noi!!!

 

P27-04-08_17.12 Potrei stare ore e ore qui
ad accarezzare
la tua bocca ed i tuoi zigomi
senza mai parlare,
senz'ascoltare altro nient'altro che
il tuo respiro crescere,
senza sentire altro che noi
nient'altro che noi.
Potrei star fermo immobile
solo con te addosso
a guardare le tue palpebre
chiudersi ad ogni passo
P27-04-08_17.13[2]
della mia mano lenta che scivola
sulla tua pelle umida
senza sentire altro che noi
nient'altro che noi.
Non c'è niente al mondo
che valga un secondo
vissuto accanto a te, che valga un gesto tuo,
o un tuo movimento,
perché niente al mondo
mi ha mai dato tanto
da emozionarmi come quando siamo noi,
nient'altro che noi.
Potrei perdermi guardandoti
mentre stai dormendo,
b col tuo corpo che muovendosi
sembra stia cercando
anche nel sonno di avvicinarsi a me,
   quasi fosse impossibile
per te sentire altro che noi,
nient'altro che noi
.
Non c'è niente al mondo
che valga un secondo
vissuto accanto a te, che valga un gesto tuo,
o un tuo movimento,
perché niente al mondo
mi ha mai dato tanto
da emozionarmi come quando siamo noi,
P27-04-08_17.13[1]
nient'altro che noi.
Non c'è niente al mondo
che valga un secondo
vissuto accanto a te, che valga un gesto tuo,  
o un tuo movimento,
perché niente al mondo
mi ha mai dato tanto
da emozionarmi come quando siamo noi,
nient'altro che noi.

 

Non smetterò mai di ringraziarti per tutto l'Amore che mi dai, per la felicità che viviamo e per tutto ciò che condividiamo. Ti AMO mia splendida Alessia, Ti AMO da vivere ogni istante con Te e per Te....per sempre.       

              

                                                                                                     tuo Domenico.

4月20日

Grazie Mille!!!!!

 

DSCN0767 Quando si vedono
le montagne che non c’è foschia
quando le vacanze iniziano
e quando poi torno a casa mia
quando mi alzo e sento che ci sono
quando sfreghi il naso contro il mio DSCN0739
quando mi respiri vicino
sento che sento che
Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
che sto vivendo

Grazie Mille

Quando si giocano
le coppe in tele il mercoledì
quando sento un pezzo splendido
che mai pensavo bello così

quando il cane mi vuol salutare
quando vedo i miei sorridere
quando ho l’entusiasmo di fare

sento che sento che
DSCN0626 Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
che sto vivendo
Grazie Mille

Quando un microfono
non lo vorrei abbandonare mai
quando i miei amici prendono
un’accoppiata secca alla SNAI
quando il mondo mi sembra migliore
anche solo per un attimo

quando so che ce la posso fare
sento che sento che
Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
che sto vivendo
Grazie Mille
Per ogni istante, ogni giorno, ogni attimo
che mi è stato dato
DSCN0766
                                                 Grazie Mille 
                                                  Grazie Mille 
                                                 Grazie Mille 
                                                 Grazie Mille
                                                  Grazie Mille
                                                  Grazie Mille

 

 

Questo Amore è dedicato a Te, per dirti Grazie dei magnifici momenti che trascorriamo insieme, del nostro modo sempre nuovo di vivere l'Amore. Grazie di Esistere AMORE mio!!!! 

Ti AMO Alessia, Ora e per Sempre.

                                                                    Tuo Domenico.

4月14日

Tre rivoluzioni, un nuovo ordine

 

Leggendo il giornale di quest'oggi mi sono soffermato nella lettura di un'opinione, espressa dall'ex Segretario di Stato Americano Henry Kissinger, circa l'evoluzione ed il mutamento dell'attuale ordine internazionale, correlata al tema, sempre attuale, della sicurezza nazionale. La riporto di seguito nella sua integrità affinchè possano leggerla in tanti, visto che a me è sembrata davvero molto molto interessante.

210907kissinger " Il dibattito sulla politica della sicurezza nazionale, a lungo annunciato, deve ancora cominciare. Questioni essenzialmente tattiche hanno oscurato la più importante sfida con la quale si dovrà confrontare la nuova amministrazione americana: come distillare un nuovo ordine internazionale dalle tre rivoluzioni che simultaneamente si stanno compiendo sul pianeta. Esse sono: a) la trasformazione del tradizionale sistema di Stati in Europa; b) la sfida dell’islamismo radicale alle tradizionali nozioni di sovranità; c) lo spostamento del centro di gravità degli affari internazionali dall’Atlantico al Pacifico e all’Oceano Indiano.

L’opinione comune vuole che all’origine dei disaccordi tra europei e americani ci sia la delusione provocata dal cosiddetto unilateralismo del presidente Bush. Ma presto, dopo l’insediamento della nuova amministrazione, diventerà evidente che la principale differenza tra i due lati dell’Atlantico è un’altra: l’America è ancora uno Stato nazionale tradizionale il cui popolo risponde all’appello ai sacrifici in nome di un interesse nazionale inteso in un senso molto più vasto di quello europeo. Le nazioni europee, prosciugate dalle due guerre mondiali, hanno accettato di trasferire aspetti significativi delle loro sovranità all’Unione europea. Le lealtà politiche associate allo Stato nazionale si sono rivelate però non trasferibili automaticamente. L’Europa è in transizione dal suo passato, che cerca di superare, verso un futuro non ancora raggiunto. Nel processo, la natura degli Stati europei è stata trasformata. Con la nazione che non si definisce più in base a una visione diversa del proprio futuro, e con la coesione dell’Ue ancora da dimostrare, la capacità della maggioranza dei governi europei di chiedere sacrifici ai loro popoli si è drasticamente ridotta.
Il disaccordo sull’uso delle forze della Nato in Afghanistan ne è un esempio. Dopo l’11 settembre 2001 il Consiglio Nord-Atlantico, agendo senza nessuna richiesta pervenuta dagli Stati Uniti, ha invocato l’articolo 5 del Trattato della Nato, chiedendo assistenza reciproca. Ma quando la Nato si è trovata di fronte alla necessità di assumere responsabilità militari, vincoli di politica interna hanno costretto molti alleati a limitare il numero delle truppe e a ridimensionare le missioni per le quali i loro soldati avrebbero potuto rischiare la vita. Il risultato è stato che l’Alleanza Atlantica si sta ora evolvendo verso un sistema a due velocità: un’alleanza à la carte la cui capacità di azione comune non corrisponde agli obblighi assunti. Col tempo, deve prevalere una delle due opzioni: o una ridefinizione degli obblighi generali, o l’elaborazione formale di un sistema a due velocità che armonizzi gli impegni politici e le capacità militari. Questo potrebbe avvenire attraverso l’assegnazione di progetti fuori area a una forza di reazione europea, che a quel punto potrebbe creare un’alleanza ad hoc dei volenterosi.
Mentre il ruolo tradizionale dello Stato in Europa viene ridotto per scelta dei governi, il declino del ruolo dello Stato in Medio Oriente è inerente alle modalità con cui questi Stati furono fondati. Gli Stati eredi dell’Impero ottomano vennero instaurati dalle potenze che avevano vinto la prima guerra mondiale. A differenza degli Stati europei, i loro confini non riflettono principi etnici o differenze linguistiche, ma piuttosto gli equilibri raggiunti dalle potenze europee fuori della regione.
Oggi è l’Islam radicale che minaccia la struttura statale già fragile, collocando alla base di un’organizzazione politica universale un’interpretazione fondamentalista del Corano. L’Islam radicale rigetta le ragioni di sovranità nazionale basate su modelli statali laici e guarda dovunque ci sia una popolazione cospicua che professa la fede musulmana. Siccome né il sistema internazionale, né la struttura interna degli Stati odierni sono legittime agli occhi degli islamisti, la loro ideologia lascia poco spazio alle nozioni occidentali di negoziato o di equilibrio, in una regione di vitale interesse per la sicurezza e il benessere dei Paesi industrializzati. Questa è una lotta endemica: non abbiamo la scelta se parteciparvi o meno. Possiamo ritirarci da qualunque luogo - dall’Iraq, per esempio - solo per essere costretti a continuare la nostra resistenza da nuove posizioni, che probabilmente sarebbero meno vantaggiose. Perfino gli avvocati del ritiro unilaterale parlano del mantenimento di forze residue per impedire il risorgere di Al Qaeda e del radicalismo. Queste trasformazioni hanno luogo mentre si sviluppa un terzo trend, lo spostamento del centro di gravità degli affari internazionali dall’Atlantico al Pacifico e all’Oceano Indiano. Paradossalmente, questa redistribuzione del potere avviene in una parte del mondo dove le nazioni possiedono ancora le caratteristiche degli Stati europei tradizionali. I maggiori Stati asiatici - Cina, Giappone, India e, col tempo, forse l’Indonesia - si vedono a vicenda come i protagonisti degli equilibri del potere europei, cioè come concorrenti anche quando occasionalmente partecipano a imprese in comune.
In passato, simili smottamenti nella struttura del potere generalmente portavano a una guerra, come avvenne con l’emersione della Germania alla fine del XIX secolo. Oggi è l’ascesa della Cina a svolgere questo ruolo in molti commenti allarmati. È vero che le relazioni sino-americane inevitabilmente conterranno elementi classici di geopolitica e competitività, e non dobbiamo dimenticarcene. Ma ci sono anche elementi che controbilanciano questa tendenza. La globalizzazione economica e finanziaria, gli imperativi ambientali ed energetici e il potere distruttivo delle armi moderne impongono uno sforzo maggiore verso la cooperazione globale, soprattutto tra gli Stati Uniti e la Cina. Un rapporto ostile tra queste due potenze lascerebbe entrambe nella posizione dell’Europa tra le due guerre mondiali, un conflitto autodistruttivo mentre altre società acquisirebbero posizioni dominanti.
Nessuna generazione prima d’ora ha dovuto gestire rivoluzioni diverse che accadevano simultaneamente in diverse parti del globo. La ricerca di un singolo rimedio buono per tutti è una chimera. In Europa, la società civile è coerente con la struttura politica degli Stati ma non - perlomeno non ancora - con quella dell’Unione europea. In Medio Oriente, la società civile viene plasmata da forze transnazionali ostili alla struttura interna di numerosi Stati. Nell’area atlantica, la sfida è l’evoluzione delle istituzioni che producono la volontà di sacrifici per il futuro verso un equilibrio con le esigenze dell’ordine internazionale. Nel mondo islamico, gli jihadisti sono pronti a sacrificare tutte le nozioni di società civile per perseguire un’utopia apocalittica. In Asia, in termini di diplomazia classica, due saranno le tendenze che definiranno la diplomazia del XXI secolo: il rapporto tra le grandi potenze asiatiche, Cina, India, Giappone e forse l’Indonesia, e il rapporto tra Cina e Usa.
In un mondo dove l’unica superpotenza propone le prerogative dello Stato-nazione tradizionale, mentre l’Europa è incagliata in uno status di mezzo, il Medio Oriente non corrisponde al modello dello Stato nazionale e si scontra con una rivoluzione animata dalla religione, e dove gli Stati nazionali dell’Asia meridionale e orientale praticano ancora l’equilibrio del potere, quale potrebbe essere la natura dell’ordine internazionale che possa comprendere tutte queste prospettive diverse? Esistono organizzazioni internazionali adatte allo scopo? E se no, quali cambiamenti desiderare? Quali obiettivi l’America potrebbe realisticamente porre a se stessa e alla comunità mondiale? Possiamo porre la trasformazione dei Paesi maggiori come condizione per un progresso duraturo, oppure dobbiamo concentrarci su obiettivi un po’ meno da crociata? Quali obiettivi possono venire raggiunti con una concertazione, e quali sono le circostanze estreme che giustificherebbero un’azione unilaterale? Quale stile di leadership potrebbe contribuire a raggiungere questi obiettivi? Questo è il dibattito di cui abbiamo bisogno, e non slogan prodotti da gruppi-campione per i notiziari del giorno."

Fonte: "La Stampa"

4月13日

Tibet, genocidio culturale.

 

tibet dalai «Qualche organizzazione internazionale rispettata potrebbe accertare quale sia la situazione in Tibet e quali le cause dei disordini. [...] Che il governo cinese lo ammetta oppure no, esiste un problema: un’antica tradizione culturale è in serio pericolo. Intenzionalmente o no, è in corso una sorta di genocidio culturale».

01Queste parole, pronunciate dal Dalai Lama dopo gli scontri di Lhasa del 13 Marzo scorso, hanno fatto il giro del mondo rimbalzando sui più importanti tabloid e sugli schermi delle principali emittenti televisive, e testimoniano ciò che realmente sta accadendo in Tibet, una nuova "Tienanmen" da realizzare in tutta calma, al riparo dalle televisioni occidentali. E di fronte a tutto questo, colpisce l’imbarazzo che attraversa la politica non solo italiana, ma anche europea, dinanzi all'ennesima esibizione della capacità repressiva di Pechino. Abbondano le dichiarazioni di prammatica, le esortazioni al dialogo e gli auspici di pacificazione, ma tra le componenti dell'arco politico prevale un senso di distacco dal sangue che torna a scorrere a Lhasa, nella convinzione che quanto sta accadendo non possa influenzare più di tanto la politica estera italiana ed europea. In fondo ci occupiamo d'altro, sembra dire la gran parte del Parlamento, e non sarà certo qualche decina o centinaia di morti invisibili a farci cambiare idea sull'opportunità di intrattenere con Pechino una positiva relazione ispirata al realismo e all’apertura di credito. In questa nuova e condivisa arrendevolezza al terrore di massa, manca solo che qualcuno si spinga a descrivere i fatti tibetani come «una contesa in un Paese lontano tra gente di cui non sappiamo niente», per riprendere le parole d'infamia con cui Neville Chamberlain volle commentare nel 1938 l'imminente aggressione nazista alla Cecoslovacchia.
Per ora ci accontentiamo di apprendere dal ministro degli Esteri D'Alema che la scelta del boicottaggio olimpico creerebbe «confusione», mentre attendiamo fiduciosi di conoscere le iniziative (ovviamente più lineari e meno confuse) che la nostra diplomazia ha in animo di realizzare verso Pechino.
Però, l’imbarazzo della politica sulla tragedia tibetana colpisce ma non deve stupire. La Cina gode infatti di un duplice privilegio nella nostra discussione pubblica. Da una parte essa continua a mostrare i segni di quel terzomondismo che non ha ancora sgombrato il campo e che oggi saluta in Pechino la capitale di un impero economico alternativo a quello occidentale, destinato secondo i più entusiasti a sopravanzare nel giro di qualche decennio la stessa egemonia statunitense. Dall'altra parte funziona alla perfezione la logica padronale secondo la quale chi ha il timone degli affari non può essere troppo infastidito, neanche quando ha le mani sporche di sangue.
È un duplice privilegio che ha già dimostrato di saper tutelare la serenità di cui gode Pechino nel nostro Paese, ad esempio tenendo ben lontano il Dalai Lama sia da Montecitorio che dalla Farnesina nel corso della sua visita di dicembre. Allora per entrare nei luoghi della democrazia italiana non bastò alla principale autorità morale e religiosa (nonchè politica) del Tibet l'essere già stato ricevuto dal cancelliere tedesco Merkel. E chissà se oggi che si spinge a parlare di «genocidio culturale», conservando peraltro un profilo di grande pacatezza, lo stesso Dalai Lama non rischierebbe di essere tenuto fuori dai nostri confini.

02dharamsala1Come già accennato, l'imbarazzo politico non deve stupire: ce li vediamo i nostri politici rischiare di perdere il voto di quei molti imprenditori che investono in Cina e contro i quali si dirigerebbe immancabilmente la ritorsione economica cinese? Neppure il silenzio del Vaticano non deve stupire: lì si è giustamente interessati unicamente a proseguire l'estenuante mediazione per ottenere maggiore libertà per i cattolici cinesi. Per di più, se consideriamo che la Cina è membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell' ONU, riusciamo anche a capire il perchè l'ONU ha dificoltà ad ottenere l'invio di osservatori e funzionari nella Regione.

Tuttavia il governo di Pechino sta commettendo delle "Gross violation" del Diritto Internazionale, calpestando i diritti umani della popolazione tibetana, reprimendo le loro pacifiche proteste nel sangue e non concedendo la mediazione circa l'indipendenza del Tibet, contravvenendo così al principio cogente di "autodeterminazione dei popoli", e non basta dunque sapere che il Segretario Generale dell'ONU, o altri capi di Stato e di Governo abbiano declinato l'invito di partecipazione alla cerimonia di apertura dei Giochi o ancora che alcuni Paesi abbiano negato il transito alla fiaccola olimpica, o che altri Paesi ancora (la Francia) boicotteranno la visione delle trasmissioni riguardanti le olimpiadi, ma è necessario che tutta la Comunità Internazionale assuma una posizione, adottando un'unica  linea guida, fondata sui principi del diritto internazionale, che faccia in modo che la Cina rispetti i Diritti Umani, agendo così esclusivamente nell'interesse di coloro i quali vedono negati tali diritti, subordinando a questo (almeno per una volta) l'interesse nazionale.

Considerando infine che mancano meno di 6 mesi all'apertura dei XXIX Giochi Olimpici Estivi di Pechino, è pertanto lecito chiedersi se la vicenda cino-tibetana potrà influenzare negativamente lo svolgimento dei Giochi, e se ci sarà da temere una nuova "Monaco 1974". Ed è anche per garantire la sicurezza delle migliaia di atleti che parteciperanno ai giochi, per evitare un'altra strage come quella consumatasi a Monaco, che la Comunità Internazionale e le varie entità politiche devono inderogabilmente assumere una posizione in merito.

                                                                                                 Dome International

 

Per saperne di più sulla questione tibetana, vi rimando ad un mio vecchio post pubblicato lo scorso mese di dicembre in occasione della visita in Italia del Dalai Lama, e dove ho trattato (sinteticamente) i motivi delle attuali tensioni fra la Repubblica Popolare Cinese e la Regione autonoma del Tibet. Per la lettura, cliccate ----> QUI <----.

4月8日

2 MESI!!!!!

 

DSCN0626

Buongiorno ragazzi,

fortunatamente la mattinata di oggi è stata mooooooooolto più tranquilla rispetto a quella di ieri, e così, sempre per fortuna, sono riuscito a continuare a studiare per l'esame di Storia delle relazioni internazionali (o storia diplomatica, fate voi), e adesso pubblico questo nuovo intervento, innanzitutto per congratularmi con il mio Amore, che oggi ha dato l'esame di Storia del libro e..... ed ha aggiunto un altro 30 al suo libretto!!!!! Che brava Amore!!!Complimenti!!!!!!!!!!!Animoticon

Ma soprattutto, pubblico questo post, perchè oggi son già 2 MESI INSIEME!!!!...Come scorre in fretta il tempo Amore!!! ricordo il nostro primo incontro come se fosse ieri, e ogni attimo trascorso insieme lo rivivo in ogni istante della mia giornata....Grazie per tutto quello che facciamo, che viviamo, grazie per l'Amore e le emozioni che mi dai, grazie per la Donna unica e meravigliosa che sei, e resta sempre così, l'Alessiotta Dolceamara di cui perdutamente mi sono innamorato.Ora e sempre, TI AMO AMORECuore rosso!!!

                                                                  tuo Domenico.

P.S.: Visto Amore, comincio a far sparire 1 po di grigiume dal blog!!!!!A bocca aperta A dopo, Ti AMO!!!

4月1日

Riflettere, innanzitutto riflettere.

Buongiorno ragazzi, pubblico questo intervento di buon mattino, perchè poi devo scappare!!!!!!

Conoscete la cosiddetta "regola delle 10 P"? Ne avete mai sentito parlare?

No no, non è come credete, non ha nulla a che vedere con la matematica, la fisica o il mondo delle scienze in generale! E' semplicemente una frase composta da dieci parole che iniziano tutte con la lettera P, una regola di vita, che vale sempre, che mi ha insegnato mio padre quand'ero giovane, quando diceva che ripeterla ogni tanto per ricordarsela nonfaceva male....anzi!!!!! E aveva tutte le ragioni del mondo!! Ecco la regoletta:

"PRIMA

PENSA,

POI

PARLA,

PERCHE'

PAROLE

POCO

PENSATE

POSSONO

PESARE!!!"

Ahimé, è proprio vero. A volte, infatti, parlando, ci capita di voler fare delle battute "del benga" che feriscono e offendono le altre persone. E quando la persona che ferisci e offendi è la persona che ami, bè, allora in quel momento sei un deficiente, e anche se ti accorgi subito che hai sbagliato, che non volevi intendere ciò che hai detto, ormai il male lo hai già fatto.

E' facile chiedere scusa dopo, è la prima cosa sensata che ripassa nella mente dopo le sciocchezze prima pronunciate. Amore, non voglio fare una sviolinata da adulatore, ma rifarti le mie scuse, e non con le parole, bensì impegnandomi affinchè questo non si ripeta, e farlo nel nome del nostro Amore, della fiducia che riponi in me, per le emozioni che quotidianamente viviamo, per quello che finora abbiamo costruito e per quello che costruiremo, insieme, perchè quello che viviamo è la cosa più preziosa che abbia mai avuto, la cosa più bella che la vita mi abbia mai riservato, e a tutto questo ci tengo più della mia vita. Ti AMO infinitamente Amore e mi impegno a non deluderti, perchè ciò che desidero è vederti sempre felice, sempre sorridente.

Dal profondo del cuore, TI AMO AMORE MIO!!!!

Adesso stacco immediatamente!!!! Alle 10.00 il mio Amore ha l'esame di Storia dell'Italia contemporanea, e io sarò lì a fare il tifo per Lei!!!!

Forza Amore, stai tranquilla e in bocca al lupo!!!! Io mi catapulto in un baleno!!!! A fra pochissimo!!!!!!! TI AMOOOOO!!!!

                                                             Domenico